
LA MALNUTRIZIONE: DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA – PARTE 2
Esiste anche un’altra forma di malnutrizione detta per eccesso in cui si ha un apporto calorico superiore al fabbisogno dell’organismo, che porta a sovrappeso e obesità, oltre a un aumento del rischio cardiovascolare e di diabete. Negli ultimi anni come confermato dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) il crescente numero dei casi di obesità associati a diabete ha portato i clinici a definire una “nuova” condizione patologica definita come “diabesity”. Alla base di tale disagio vi sono diversi fattori di rischio facenti parte della più comune sindrome metabolica (MetS), collegati ad uno stile di vita sedentario e ad un’alimentazione caratterizzata da un consumo eccessivo di acidi grassi saturi, zuccheri semplici e sale. La Mets è condizione patologica in crescente aumento in Italia come nei Paesi occidentali caratterizzata da un quadro clinico eterogeneo che include almeno 3 su 5 dei seguenti fattori secondo l’Adult Treatment Panel III (ATPIII): obesità addominale (circonferenza vita: uomini >102 cm, donne >88 cm), ipertrigliceridemia (>150 mg/dl), basso colesterolo HDL (uomini <40 mg/dl, donne <50 mg/dl), ipertensione arteriosa (>130/85 mmHg), iperglicemia (a digiuno >110 mg/dl). È ormai noto che tali fattori di rischio, soprattutto se associati, causano un aumento del rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e diabete mellito di tipo II . Il trattamento della MetS si basa su un approccio multidisciplinare che comprende l’utilizzo dei medicinali tradizionali (in particolare per i soggetti ad alto rischio cardiovascolare), dei nutraceutici (in associazione o meno ai farmaci tradizionali) e uno stile di vita adeguato (alimentazione, attività fisica, ridotto consumo di alcool e fumo di sigarette).
Un recente studio pubblicato sull’European Heart Journal ha rivelato che il grasso intramuscolare, il grasso che si infiltra all’interno dei muscoli scheletrici, è un fattore di rischio significativo per la salute cardiovascolare, indipendentemente dall’indice di massa corporea (BMI) e da altri fattori di rischio tradizionali. Lo studio ha evidenziato una connessione tra questo tipo di grasso, la disfunzione microvascolare coronarica (un problema ai piccoli vasi sanguigni del cuore) e un aumento del rischio di eventi cardiovascolari avversi maggiori. Una gran parte dei pazienti oncologici presenta almeno un’altra malattia importante al momento della diagnosi o le sviluppa in seguito nel corso della vita. Tra le malattie gravi più comunemente associate alle neoplasie ci sono la coronaropatia e la malattia vascolare periferica, il diabete mellito mentre tra le malattie meno gravi ci sono l’ipertensione e l’iperlipidemia.
Al momento di iniziare una terapia per una patologia onco-ematologica è raccomandato che le malattie associate siano stabilizzate per evitare l’aggravarsi delle stesse soprattutto di quelle cardiovascolari. Seguire un corretto regime alimentare diventa pertanto fondamentale al fine di evitare o correggere la malnutrizione per eccesso, nella gestione delle comorbidità e come prevenzione delle malattie cronico-degenarative. Negli ultimi anni si è molto più vicini e sensibili a questo aspetto e c’è una maggior consapevolezza dell‘importanza della nutrizione e del nutrizionista in oncologia.
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